Stralci critici - Gio Urbinati

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Stralci critici

Biografia
 

Hanno parlato di Gio Urbinati:

Virginia Cardi
Enzo Dall'Ara
Filippo Gerardo Dasi
Sabrina Foschini
Rita Giannini
Alessandro Giovanardi
Ennio Grassi
Gabriello Milantoni
Simonetta Nicolini
Monica Urbani

Gio Urbinati è nato a Rimini, dove vive e cerca di divertirsi. Gio ha trascorso la prima infanzia in collina, sopra Rimini, accudito dai nonni materni, dove nei momenti di solitudine schiacciava pigne e giocava con la terra di una buca che si trovava vicino a casa. Per un periodo (molto breve) della sua vita , egli ha fatto anche il pasticcere. Gio si considera un ceramista perché trae godimento dalla cottura della terra e degli smalti vetrificanti, dalle barbottine fluide, dalle terre arrendevoli alle sue manacce da muratore.
Quando è al tornio e fa girare l’argilla che da lì a poco prenderà una forma, con le mani coperte di terra che lascia sulle sue dita desinenze cremose, potrebbe pensare anche ad un bignè alla cremanocciola.
Walter Ceccoli

Lo spazio è tale quando l'opera delle mani lo rende capiente, sensato; l'esperienza concreta dei luoghi è svelata dagli oggetti nella loro diversa accoglienza e nella loro singolare forza: la ciotola è la forma prima della spazialità. Nel buddhismo tibetano, dove la ciotola è anche campana, è manifestazione del suono primevo.
Emisfera originaria la ciotola è conca e cupola, è ventre e cielo, utero di donna e incombenza del divino. Nelle facciate delle chiese bizantine e medioevali i bacili smaltati – nient'altro che ciotole – sono specchi del sole di cui si colmano, amplificatori della luce creata, segno efficace di quella increata.
La ciotola è segno del pensiero purificato: nel buddhismo rende chiaro il perfetto vuoto della mente; nel tantrismo più radicale gli asceti la ricavavano da un teschio umano, vanitas indiana che segna la scarnificazione dei pensieri.
Crogiuolo alchemico, strumento di farmacisti e cucinieri, la ciotola è il calice arcaico della messa sostenuto da un'alzata, è il graal e la grolla. Infine è il cuore: lo spazio del sé che si riempie e si svuota e
di cui occorre prendersi cura perché fragile è la ciotola.
Alessandro Giovanardi




 
 
 
 
 
 
 
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